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ARTISTI PRESENTI NEL NUMERO 86

Novità editoriali

Giorgio Dellacasa: SENZA UNA CAMICIA BIANCA, NELLA GENOVA DI DE ANDRÉ - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

Giorgio Dellacasa: SENZA UNA CAMICIA BIANCA, NELLA GENOVA DI DE ANDRÉ - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

[…] Giorgio Dellacasa, viaggiatore di lungo corso abitualmente affascinato da Paesi e culture lontane, anziché levare le ancore, decide eccezionalmente di ormeggiare a Genova, la sua città, per abbandonarsi a una lenta esplorazione di prossimità, muovendosi alla maniera di un flâneur tra vie, piazze e caruggi. […] Non per raggiungere una meta, ma per seguire la presenza invisibile e mesmerica di Fabrizio De André. Mettersi idealmente sulle orme di Faber, per il “nostro” fotografo, non è solamente ritrovare le zone e le atmosfere cantate in brani indimenticabili. […] È, in primis, recarsi a una sorta di appuntamento, finora rinviato, con un fedele compagno di viaggio; è riconoscere una voce che ha contribuito intimamente alla costruzione di una visione e di un’etica umana e fotografica […] va ricordato che la relazione tra musica e fotografia o – per essere più precisi – tra canzone e fotografia è assai longeva.
Del resto, per restituire l’essenza della Genova di De André, occorre saper intercettare ciò che ancora risuona, si odora e si tocca nei luoghi frequentati e interpretati dal musicista. 
[…] Questo libro è, al contempo, una sorta di affettuoso carteggio per immagini e un malinconico sottofondo che sa di salmastro e di autenticità. Che si voglia prestarvi occhio od orecchio, l’unica condizione richiesta per comprenderlo pienamente è di essere disposti a mischiarsi con le sue pagine. Abbandonando ogni rigidità, liberi e non inamidati. Senza una camicia bianca

(dal testo di Laura Manione)


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Gaetano Paraggio: Un paesaggio democratico

Gaetano Paraggio: Un paesaggio democratico

La ricerca fotografica di Gaetano Paraggio non si esaurisce nella documentazione visiva ma si configura come un’indagine profonda sulla dimensione relazionale che lega l’interiorità umana al paesaggio urbano. Attraverso il suo sguardo, la provincia di Matera smette di essere margine geografico e offre spunti per un contributo significativo agli studi sulla trasformazione degli spazi contemporanei. [...] Paraggio è fotografo, in presenza, di ”un’assenza” che si attraversa con sguardo attento, orecchio teso, animo vivo, in ascolto delle cose che cullano il tempo, che colgono il battito remoto e segreto dell’esistenza, vegliano sul passato, sulla diaspora dei morti, sul tempo perduto, provano a definire il mistero del reale.

(dal testo di Rossella Nicolò)

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Silvio Canini: IO RANDAGIO - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

Silvio Canini: IO RANDAGIO - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

È la foto segnaletica, così densa di implicazioni da essere oggetto di un noto testo di Ando Gilardi, ad essere utilizzata da Silvio Canini per raccontare una storia alla Gabanelli maniera, di quelle sul “come è andata a finire”. E in questo caso, grazie a Stefano e Valeria, è andata bene.

Già, perché il destino dei cani randagi può essere diverso, in una sorta di cinica roulette quotidiana, a seconda che a trovarli siano per primi gli accalappiacani, o quei ‘matti’ col demone dell’etica creaturale, intenzionati a sottrarli all’oblio da 41 bis - ma senza collegio difensivo, e senza tre gradi di giudizio - del canile. E poco importa in questo racconto che la foto segnaletica sia una strada retoricamente abusata; conta il valore di verità di quella metafora, il racconto di destini che s’incrociano, e che valgono a denunciare, per contro, tutte le altre storie invisibili di reclusione routinaria fatte di abbandono e maltrattamento.

Linguisticamente vicino alla comunicazione da campagna/booklet per il fundraising, “Io randagio” si presenta come un articolato atto di significazione, tra le cui dinamiche la fotografia è in realtà solo uno dei linguaggi - insieme a quello testuale, e a quello grafico delle impronte - che compongono l’immagine finale. E sebbene l’io narrante abbandoni con un mutamento di prospettiva la regola di univocità, la combinazione dei tre diversi linguaggi raggiunge comunque con efficacia l’obiettivo di conferire a questi ex randagi un’identità, affiancando alla foto segnaletica il segno più inequivocabile dell’identità, quelle impronte raffigurate con un gusto calligrafico vicino ai sinogrammi orientali.

È dunque grazie a questa operazione di conferimento d’identità, realizzata con il concorso della fotografia, che l’Autore strappa i protagonisti di questo racconto all’anonimato del genere indistinto dei randagi, avvicinandoli così alla nostra umanità di spettatori, e parlando, attraverso le loro vicende, della storia di ‘solidarietà’ di Stefano e Valeria.

(dal testo introduttivo di Attilio Lauria)


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Simone Bacci: NO HAY - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

Simone Bacci: NO HAY - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

Il pollo è un vecchio amico degli studenti di statistica. Sapete, no: uno mangia due polli, l’altro nessun pollo; quindi, abbiamo mangiato un pollo a testa… Ma quando il pollo no hay, non c’è, le statistiche e i loro inganni stanno letteralmente a zero. Il pollo è carne rivoluzionaria. Carne dell’orgoglio patriottico. Il pollo è l’unica carne prevista dalla canasta basica familial (il paniere familiare) detto anche cuota, insomma dall’elenco delle merci alimentari alle quali il cittadino di Cuba dovrebbe avere diritto, presentando al banco del macellaio la sua libreta de abastecimiento, vale a dire la tessera annonaria, un quaderno molto simile al libro, ma delle dimensioni che trovate imitate nel fascicoletto dentro la tasca della retrocopertina.
Ma il pollo no hay. Non c’è. Oggi no hay. Domani? Chissà.
Il macellaio te lo dirà con un sorriso di rassegnata ironica solidarietà. Lo stesso che si vide rivolgere Simone Bacci, la prima mattina del suo primo soggiorno a Cuba, nel 2016, quando, da italiano caffeinodipendente, pensò che per farsi un buon caffè per colazione bastasse scendere in bodega e comprarne un pacchetto. No, il caffè no hay. […] Dopo qualche giorno, si abituò al mantra. Ma soprattutto, cominciò a vedere quegli scaffali desolati, semivuoti o vuoti del tutto, dove a volte solo qualche etichetta scritta a mano, come una specie di lapide ai caduti, parla di merci che forse un tempo erano lì, ma non più, no hay […]
No hay riso, no hay farina, no hay nada, o quasi nada. Per non dire delle farmacie, dove il no hay, da una condanna al digiuno, diventa l’angoscia di non potersi curare.

(dal testo introduttivo di Michele Smargiassi)


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Giuliano Reggiani e Luca Setti: ROZZOL MELARA UN'INDAGINE A RIGUARDO

Giuliano Reggiani e Luca Setti: ROZZOL MELARA UN'INDAGINE A RIGUARDO

“Aveva ragione Marc Augé quando scriveva, a proposito della fotografia di viaggio, che “per non deludere, la realtà dovrà assomigliare alla sua immagine”?

Gli autori di questa indagine nel quartiere triestino Rozzol Melara si sono posti in una posizione di verifica: l’immagine - non ancora fotografica - che il quartiere suggeriva loro, corrispondeva o non corrispondeva alla realtà? L’impatto visivo iniziale per i due fotografi emiliani Giuliano Reggiani e Luca Setti, in visita a Trieste, era stato molto forte. L’imponenza delle architetture lasciava stupefatti ma al tempo stesso, ancor prima di iniziare a fotografare, si erano posti una serie di interrogativi. Il quartiere nel quale avrebbero poi deciso di lavorare, per un paio d’anni, aveva una storia abbastanza recente. […]

La casistica dei quartieri popolari con gravi problemi abitativi o gestiti dalla malavita è nota, ma il bisogno di indagare è per loro più forte delle preoccupazioni. E la realtà in breve li conforta: come loro stessi ricordano, da subito vengono accolti da un anziano signore che li saluta con cordialità, i bambini tornano serenamente da scuola, una donna dà da mangiare ai gatti. Nonostante sia definito il “Bronx” di Trieste il quartiere Rozzol Melara è tranquillo, persino accogliente. […]

(dal testo introduttivo di Giovanna Calvenzi)


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Massimo Magistrini: IN - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

Massimo Magistrini: IN - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

È intorno alla grammatica che ruota, come l’ago in una bussola, il lavoro di Massimo Magistrini. Lo stesso titolo del volume è affidato a una preposizione, In, che diventa poi prefisso per introdurre le sezioni interne. Con un azzardo, una particella semplice si assume il compito di decifrare un lavoro complesso, articolato in più serie che, considerate nell’insieme, restituiscono una precisa visione della fotografia e del mondo naturale.
Dietro la fotocamera, l’autore assume lo sguardo attento dell’escursionista che si muove in ambienti minimi e tuttavia sa immaginare realtà sconfinate, scrutando e consultando boschi, erbe e fiori spontanei, muschi e antiche mappe nautiche. […]
In-canto ci trasporta nella dimensione silvestre, in un luogo archetipico dove dimorano esuberanza e mistero: è la doppia esposizione in camera ‒ non in postproduzione ‒ a raccoglierli entrambi, dando vita a un processo di sedimentazione e trasformazione.
In-colto interpreta invece l’idea di giardino, di hortus conclusus ben protetto dai bordi dell’immagine e popolato da esemplari comuni eppure straordinari. Qui, oltre alla doppia esposizione che sottolinea svariate combinazioni di elementari forme botaniche, è il bianco e nero a sintetizzare l’intera sequenza, convertendola in una galleria di arazzi sofisticati. 
In-esplorato racchiude due cartografie fantastiche redatte con immagini di muschi e foglie di conifere, a cui se ne aggiunge una terza costruita con particolari estrapolati da un antico portolano. […]
(Laura Manione)


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iara di stefano: di Miele e di Fiele - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

iara di stefano: di Miele e di Fiele - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

Miele e fiele: due sostanze con caratteristiche organolettiche antitetiche, sovente associate a una simbologia che deriva appunto da tale contrasto. «Mel in ore [...] fel in corde» [miele in bocca e fiele nel cuore] citava un detto latino medievale; «in corpo fiele, in bocca miele», scriveva Pirandello ne L’uomo, la bestia e la virtù.

Nel titolo del suo libro, iara di stefano riprende questo antico dualismo per introdurre il racconto di un anno cruciale, un anno di svolta per sua stessa ammissione; racconto che procede per materie e materiali alterni, destinati a generare fratture e ricomponimenti continui. L’organicità del lavoro, che emerge proprio nonostante le apparenti frizioni narrative, è da intendersi quasi in senso biologico: le fotografie, qui, funzionano da filtri su cui si depositano secrezioni dolcissime o amarissime. [...] 

(dal testo di presentazione di Laura Manione)


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Silvio Canini: UMBRATILE - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

Silvio Canini: UMBRATILE - Collana CAPSULE PHOTO di Gente di Fotografia

Era usanza negli anni sessanta, ma forse anche prima, che per tirar su qualche soldo extra, si affittava la propria casa ai bagnanti che venivano a trascorrere le vacanze al mare mentre noi andavamo a dormire nel garage dove si era rimediato un bagno. I meno fortunati si adattavano nel capanno.
I villeggianti facevano la stagione intera, veniva giù tutta la famiglia con nonni a seguito, solo il padre a volte doveva ritornare al paese a lavorare, mica come adesso che si fatica a fare un week end.
I miei genitori avevano una merceria sul viale principale e non avevano tanto tempo per starmi dietro, così diventavo per l’estate figlio dei turisti e fratello dei loro figli,  mangiavo spesso con loro e stavo al mare tutto il giorno, si sfruttava tutto il sole fino a quando c’era.
Ricordo che verso la fine della giornata si andava a cercare il sole per finire i giochi di sabbia, perché quei giganti di cemento lo nascondevano.

(Silvio Canini)


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ULTIMO NUMERO

Anno XXXII #86

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Rivista semestrale.

172 pagine, formato mm 220 x 300.

La pubblicazione si rivolge ad amanti della fotografia, fotografi professionisti, artisti, galleristi e operatori del settore culturale come fonte di approfondimento, confronto e anticipazione delle tendenze creative.

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SOMMARIO N.86

Foto di copertina © Carlos Folgoso Sueiro

Editoriale
NON VALE!
di FRANCO CARLISI
Portfolio
Cecilia Reynoso
THE FLOWERS FAMILY
di PIPPO PAPPALARDO
Tim Franco
FENOMENOLOGIA DEL NEGATIVO
di DARIA BAGLIERI
Carlos Folgoso Sueiro
ALÉN DO LAGO
di TEODORA MALAVENDA
Daniele Mele
IL COLORE DEL SENSO
di ENRICO PALMA
Aude Osnowycz
TRACCE DI INVISIBILI FRONTIERE
di PATRIZIA SOMMELLA
Stefano Vigni
IN VIA DEI MATTI NUMERO 0
di SARAH DIERNA
Maxime Michelet
OVERHEARD
di LOREDANA CAVALIERI
Andrea Bettancini
IL RUMORE DI FONDO
di MARCELLA BURDERI
Marine Billet
RELIÉES: LE DONNE “COLLEGATE”
di SIMONA LORENZANO
Julia Wimmerlin
L’ETERNO FEMMININO
di OSCAR MEO
Galina Semenova
DOMESTIC VIOLENCE
di MARCO UNIA
Linda Plaisted
TRASPARENZE
di ALBERTO GIOVANNI BIUSO
Valentina Pulvirenti
“COLLAGES”
COME SPAZIO DEL POSSIBILE
di MONICA MAZZOLINI
Close Up
FRANCO CARLISI INTERVISTA
PIETRO CASTELLITTO
fotografie di PAOLO PORTO
Mostre
Fabio Bucciarelli
di MARTINA MORREALE
Elio Ciol
di ALBERTO GIOVANNI BIUSO
Libri
Mario Spada
SPINA
di LUIGI GRASSI
Noris Cocci
NEW YORK STATE OF MIND
di ATTILIO LAURIA
Simone Bacci
NO HAY
di MICHELE SMARGIASSI
Giuliano Reggiani
Luca Setti
ROZZOL MELARA
UN’INDAGINE A RIGUARDO
di GIOVANNA CALVENZI
Fiere
Mia Photo Fair BNP Paribas 2026
di GAIA CARLISI
Premi
Premio Gente di Fotografia
The Portfolio Parade by Erik Kessels
MICHAL BARATZ KOREN
di GIUSY RANDAZZO
Premio Raccont’Arti
Premio Castelfiorentino per le arti
Fotografia contemporanea 2025
TIANYU WANG
VITTORE BUZZI
Festival
Biennale della Fotografia Femminile 2026
LIMINAL
di GAIA CARLISI